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Economia

Funzionaria della Fed cambia posizione sui tagli dei tassi dopo un debole rapporto sull’occupazione

Funzionaria della Fed cambia posizione sui tagli dei tassi dopo un debole rapporto sull’occupazione

La vicepresidente della Federal Reserve per la supervisione Michelle Bowman ha cambiato posizione sulla politica monetaria giovedì dopo che il rapporto sull’occupazione di febbraio è risultato molto al di sotto delle aspettative, segnalando che ora sostiene la ripresa dei tagli dei tassi di interesse.

Punti chiave

  • Michelle Bowman della Fed ha cambiato posizione dopo che il rapporto sull’occupazione di febbraio ha mostrato una perdita sorpresa di 92.000 posti di lavoro
  • La disoccupazione è salita al 4.4 %, mentre i dati dei mesi precedenti sono stati rivisti al ribasso di 69.000 posti
  • I mercati si aspettano ancora tassi invariati a marzo, con un taglio più probabile a giugno
  • L’aumento dei prezzi del petrolio aumenta il rischio di stagflazione e complica la prossima mossa della Fed

Il Bureau of Labor Statistics ha riportato che l’economia degli Stati Uniti ha perso 92.000 posti di lavoro il mese scorso, un risultato significativamente inferiore alle previsioni degli economisti che stimavano un aumento di 50.000 posti. Il tasso di disoccupazione è salito al 4.4 % dal 4.3 % di gennaio e i dati combinati sulla crescita dell’occupazione per dicembre 2025 e gennaio 2026 sono stati rivisti al ribasso di ulteriori 69.000 posti di lavoro.

Bowman, che aveva votato per mantenere i tassi invariati durante la riunione della Fed di gennaio, ha riconosciuto che i nuovi dati richiedono una rivalutazione. Ha definito la precedente forza del mercato del lavoro una possibile «anomalia» e ha descritto l’attuale situazione occupazionale come «fragile», sostenendo che ora richiede un sostegno diretto attraverso il tasso di riferimento della Fed. Bowman ha chiesto un approccio «flessibile» per il futuro, osservando che l’attuale politica monetaria rimane «moderatamente restrittiva».

Prima della pubblicazione del rapporto di giovedì, Bowman prevedeva tre tagli dei tassi di 25 punti base nel 2026. Il mantenimento di questa previsione dipenderà in gran parte da come evolveranno i dati economici nei prossimi mesi.

Il rapporto non era privo di dettagli rilevanti. I settori della sanità e dei servizi informativi hanno registrato perdite significative di posti di lavoro, con quest’ultimo in parte attribuito a riduzioni di personale legate ai miglioramenti di efficienza derivanti dall’adozione dell’intelligenza artificiale, un’ironia che non sfugge agli economisti che monitorano l’impatto dell’automazione sul mercato del lavoro.

I mercati non prevedono mosse a marzo, l’attenzione si sposta a giugno

Nonostante il dato debole, i trader non stanno scommettendo su un intervento immediato. Lo strumento CME FedWatch indica una probabilità del 95.5 % che i tassi rimangano invariati durante la riunione del 17–18 marzo. Il consenso del mercato si è spostato verso un taglio a giugno, con circa il 51 % dei partecipanti che lo prezza entro quella data.

Alcuni economisti sono più aggressivi nelle loro previsioni. Gli analisti di LPL Financial hanno ipotizzato la possibilità di una mossa anticipata nella riunione del 28–29 aprile se le condizioni del mercato del lavoro continueranno a deteriorarsi.

Una Fed divisa

Non tutti all’interno della banca centrale sono pronti a cambiare rotta. La presidente della Fed di Cleveland Beth Hammack e la presidente della Fed di Boston Susan Collins hanno entrambe invitato alla prudenza, indicando la persistente inflazione come motivo per aspettare. La loro posizione contrasta con quella del governatore Stephen Miran, che si è allineato con Bowman nel segnalare la fragilità del mercato del lavoro come giustificazione per i tagli dei tassi.

Questa divisione interna riflette un dilemma più ampio. Il petrolio WTI ha raggiunto i 90 $ al barile in mezzo alle tensioni in corso in Medio Oriente, aumentando lo spettro della stagflazione, la scomoda combinazione di crescita in rallentamento e pressioni sui prezzi persistenti che lascia alle banche centrali poco spazio di manovra.

Tagliare i tassi per proteggere l’occupazione rischia di alimentare l’inflazione; mantenerli elevati rischia invece di permettere un ulteriore deterioramento del mercato del lavoro.

La prossima dichiarazione della Fed, prevista per il 18 marzo, sarà analizzata attentamente alla ricerca di eventuali cambiamenti nel linguaggio che possano indicare il momento del primo taglio dei tassi.


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Autore

Giornalista presso Coindoo

Alex è un giornalista finanziario esperto e un appassionato di criptovalute. Con oltre otto anni di esperienza nella copertura dei settori crypto, blockchain e fintech, conosce a fondo il mondo complesso e in continua evoluzione degli asset digitali. I suoi articoli, ricchi di spunti e riflessioni, offrono ai lettori una panoramica chiara sugli ultimi sviluppi e trend del mercato. Il suo approccio gli consente di rendere accessibili concetti complessi, senza rinunciare a contenuti approfonditi. Segui le sue pubblicazioni per rimanere sempre aggiornato sulle tendenze e i temi più rilevanti.

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